L’ormai ex deputata Ps lascia il Gran Consiglio dopo la nomina nel Cda di Aet, traccia un bilancio e punge Zali: ‘Io ho dovuto farlo e lasciare subito…’

La Regione – 05.09.2026

Prossima al suo ingresso nel Consiglio d’amministrazione dell’Azienda Elettrica Ticinese, la nomina è stata decisa mercoledì dal governo, la ormai ex deputata socialista Cristina Zanini Barzaghi con ‘laRegione’ passa dalla politica attiva dopo 11 anni di Municipio a Lugano, dal 2013 al 2024, e tre di Gran Consiglio ad un ruolo più esecutivo.

Una parte della sua vita che, comunque, sarebbe finita lo stesso il prossimo aprile? «Quest’estate ho riflettuto molto sulla ricandidatura – ci risponde –. Quando abbiamo iniziato a discuterne nel partito, è emersa la possibilità di fare il mio nome per il Consiglio d’amministrazione di AET e dopo qualche approfondimento sull’impegno e le competenze richiesti ho deciso di dare la mia disponibilità». E l’attualità dirompente porta Zanini Barzaghi a una riflessione, un po’ stupita e un po’ amara. Nel senso che accettando questa carica «per legge ho dovuto dare immediatamente le dimissioni dal Gran Consiglio per evitare conflitti d’interesse. Da un giorno all’altro non posso più partecipare alla mia commissione e nemmeno al prossimo Gran Consiglio che discuterà il PECC, sul quale abbiamo discusso per anni. Mi è stato detto che potrò seguire i lavori dalla tribuna come spettatrice.» Contemporaneamente «c’è un Consigliere di Stato indagato dimissionario e che, nonostante tutto quello che sta succedendo attorno a sé, può ancora accedere ai suoi uffici e partecipare alle sedute. Una disparità difficile da capire. Avrei avuto piacere di accompagnare la conclusione di alcuni dossier e salutare adeguatamente le colleghe e i colleghi.”

Altre volte, in questi tre anni, in chiacchiere nei corridoi, Zanini Barzaghi non ha mancato di sottolineare il suo spaesamento in Gran Consiglio dopo oltre dieci anni di lavoro in Municipio a Lugano. Il passaggio da un Esecutivo a un Legislativo non è facile, quindi? «Sono rimasta particolarmente colpita dalle lungaggini. Qualsiasi atto parlamentare, anche il più semplice, impiega anni ad arrivare in aula e una volta approvato non si sa quando e come verrà implementato. Un esempio su tutti: l’applicazione della “città spugna” nei progetti stradali, diventata legge lo scorso mese di marzo. Il surriscaldamento di questa estate impone di intervenire a brevissimo termine, ma non ci sono ancora obblighi e direttive. Aspetto inoltre un riscontro all’iniziativa sull’economia circolare, volta a ridurre i rifiuti e combattere gli sprechi. Dopo una prima attribuzione alla commissione sbagliata, ci si è resi conto che andava trasmessa alla commissione ‘Ambiente, energia e territorio’. Dopo più di un anno, l’esame non è ancora iniziato.» Zanini Barzaghi apprezza molto il lavoro in commissione ma si chiede se esse non «siano un po’ macchinose. Il fatto di essere in 17-18 membri rende molto lunga la concertazione. Nel contempo molti granconsiglieri siedono in più commissioni. È difficile avere tempo sufficiente per approfondire i tanti dossier. Mi chiedo quindi se non sia ragionevole avere commissioni più snelle.» Anche nel plenum la deputata del PS si chiede se sono veramente necessari “tanti interventi su temi non di stretta pertinenza alle trattande dell’ordine del giorno: “richieste di discussioni generali”, “mozioni d’ordine” e “dichiarazioni per fatto personale” sono molto frequenti e non è una bella immagine quella che emerge nei confronti del Paese. In conseguenza dell’incontrollato allungamento delle sedute, in questa legislatura si è deciso di ridurre tutti i tempi di parola. Il risultato è che non c’è più tempo sufficiente per esprimersi con compiutezza su temi più articolati»
Ma il bilancio della legislatura non è del tutto negativo: «La mia commissione ha portato in aula dossier corposi e annosi come la legge sulle acque, sui beni culturali e sugli spazi verdi. Nella prossima sessione giunge in aula dopo anni di discussioni il Piano Energetico e Climatico Cantonale. Il relatore Mobiglia ha fatto un enorme lavoro per arrivare al compromesso accettato dalla maggioranza. Per questo, «pur ritenendo migliore il progetto originario del governo, spero che il PECC venga approvato così. Poi in futuro si dovranno portare dei correttivi: la popolazione è sempre più toccata da eventi climatici estremi e anche l’economia chiede più investimenti per l’ambiente.”

Sollecitata, un ultimo pensiero Zanini Barzaghi lo dedica all’area di sinistra che andrà unita alle prossime Cantonali. Con tranquillità dovremmo ammettere che spesso “il meglio è nemico del bene”. Seppur non perfetti, il salario minimo e l’iniziativa 10% per la cassa malattia si sono concretizzati grazie all’impegno in prima fila di Fabrizio Sirica e di tutta l’area, dentro e fuori dalle istituzioni. Spero che ciò possa recuperare il sostegno di quel substrato di persone che si sono allontanate da noi, meno ideologiche e più pragmatiche. Per essere davvero efficaci dobbiamo evitare il fuoco amico che ogni tanto ci danneggia in maniera incomprensibile. Un esempio sono le critiche rivolte in questi giorni a Marina Carobbio, che si è trovata all’improvviso alla presidenza del governo e sta gestendo una situazione estremamente complessa. In vista di aprile invito tutta l’area a sostenerla perché la sua esperienza solida è indispensabile anche nel futuro Consiglio di Stato.»