L’America scossa dalle tensioni razziali, la guerra del Vietnam e le donne che vogliono persino fare politica!

5 Agosto 2026

Sono nata il 24 agosto 1964 e sono la seconda di 5 figli. I miei genitori gestivano un negozio di articoli di confine a Chiasso. Ho vividi ricordi degli ampi spazi del nuovo asilo progettato da Flora Ruchat, allora ancora in costruzione. Ci siamo poi trasferiti a Novazzano. Si passava molto tempo nei prati e boschi con gli altri bambini. Tra i ricordi più vivi di quegli anni ci sono i Mondiali di ciclismo e le giornate senz’auto, quando le strade erano percorse da bici e pattini a rotelle. (Cristina Zanini Barzaghi)

Cara Cristina, la prima pagina di «Azione» del 20-26 agosto 1964 descrive L’America a una svolta. Siamo nel pieno della corsa alla Casa Bianca, che vede contrapposti il presidente democratico Lyndon B. Johnson – sostenitore del movimento per i diritti civili degli afroamericani e firmatario del Civil Rights Act (che proibisce la segregazione nei luoghi pubblici e la discriminazione nelle assunzioni) – e il repubblicano Barry Goldwater, convinto che il Governo federale si stesse spingendo troppo oltre. Il Paese è scosso dalle tensioni razziali: «Gli assassinii nel Mississippi e il sangue di Harlem creano in molti bianchi un riflesso anti-negro che svolge una parte favorevole per il cow-boy conservatore». Gli omicidi citati dal giornale sono quelli di James Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, tre attivisti per i diritti civili ammazzati dal Ku Klux Klan nel giugno del 1964. Poche settimane dopo, nel quartiere newyorkese di Harlem, la morte del 15.enne afroamericano James Powell per mano di un poliziotto bianco scatena disordini e violenze. È l’epoca di Martin Luther King, Malcolm X e di una battaglia per l’uguaglianza i cui strascichi continuano a interrogare anche il presente.

Un pretesto per ampliare la guerra

Nelle stesse pagine si parla di Vietnam. All’inizio di agosto 1964 l’incidente del Golfo del Tonchino – scontri e presunti attacchi tra navi statunitensi e nordvietnamite – offre a Johnson il pretesto per ottenere dal Congresso il via libera a un deciso ampliamento dell’intervento militare americano. La mossa ha anche una valenza elettorale: il presidente (che verrà riconfermato in novembre) vuole mostrarsi forte e determinato, smentendo l’immagine di «mollezza» che il rivale Goldwater gli attribuisce. Il costo sarà enorme: il conflitto provocherà milioni di vittime vietnamite e oltre 58 mila morti tra i soldati statunitensi.

E in Europa? Nell’agosto 1964 il Continente commemora il cinquantenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, sullo sfondo delle tensioni della Guerra fredda. Sfogliando il giornale, però, la nostra attenzione è catturata soprattutto dalle pagine dedicate a Il mondo al femminile. Fra moda e acconciature compare un titolo inequivocabile: Madri al lavoro, bambini soli. E padri non pervenuti, aggiungiamo noi. L’articolo passa in rassegna le iniziative di enti pubblici e privati – sempre negli Stati Uniti – a sostegno dei «ragazzini dalla chiave penzolante», ricordando come solo New York, Filadelfia e la California disponessero di programmi di assistenza diurna su larga scala. Oltre sessant’anni dopo la difficoltà di conciliare lavoro e responsabilità familiari resta una sfida aperta, anche in Ticino.

La politica ideale

Ma – osserva «Azione» nel 1964 – la donna non lavora soltanto. Talvolta tenta persino di fare politica. C’è aria di cambiamento… L’articolo La donna politica ideale riporta le riflessioni di «Renate Lepsius di Monaco, la cui nomina a candidata al Bundestag fallì per difficoltà familiari» (sarà eletta nel 1972!): «1. La donna politica deve avere una professione; deve dimostrare di saper fare qualcosa. 2. Deve saper fare e conoscere più dell’uomo medio suo concorrente: solo non deve farlo vedere. 3. Deve avere un marito, altrimenti si penserà che si occupa di politica proprio perché nessun uomo si occupa di lei. 4. Se ha un marito, sarebbe meglio per lei preoccuparsi di lui giacché egli deve in ogni caso preoccuparsi di politica. 5. Deve avere figli, anzi parecchi figli. Se non ne ha, si sospetterà che si occupa di politica perché non ha figli che la preoccupano. Ma se ha figli perché fare della politica? Se ne deduce che deve essere una cattiva madre e ci si domanda in questo caso come potrà diventare una buona donna politica».