Nell’edizione di ieri del Corriere del Ticino ho letto gli articoli sulle isole di calore a Lugano, sulla resilienza al clima e sull’eredità Borradori. Mi sento particolarmente coinvolta dai tre temi e condivido con voi qualche ricordo e riflessione.

Il 5 agosto 2015, apparve in centro città una lapide dedicata alla sottoscritta. Allora ero stata per qualche anno responsabile del verde pubblico e vista la crisi finanziaria, avevo attivato con il sostegno del Municipio la campagna “Lugano al verde” . Senza grandi investimenti sono state promosse diverse iniziative, fra le quali un arredo verde transitorio nelle vie del centro che ha generato feroci critiche nei miei confronti. Qual’era lo scopo della lapide? Volevano buttarmi fuori dal Municipio? Oppure non si era capito che gli spazi urbani devono cambiare per combattere le isole di calore? Ora dopo 11 anni dal fattaccio, le estati sono più torride e le iniziative municipali sempre timide. Via della Posta è tornata senza aiuole e con pochi alberi che stantano a crescere. Le linee direttive di Lugano concepite nell’epoca Borradori che indicavano l’urgenza di aumentare il verde cittadino, non si stanno concretizzando con un chiaro piano d’azione mirato a portare benefici a corto termine. La città ha in effetti bisogno da subito, oltre alle varianti di PR e a investimenti corposi come il Parco Viarno, di interventi più diffusi con depavimentazioni, fontanelle, alberature e aiuole nuove. Le iniziative in corso come la riqualifica della Piazza Molino Nuovo, il piccolo gazebo davanti al palazzo dei Congressi e la variante di PR per il Campo Marzio, seppur lodevoli, non bastano per affermare che Lugano sta facendo abbastanza.

Costruzionesvizzera afferma che “la Svizzera sa già progettare edifici e infrastrutture resistenti ai cambiamenti climatici. Ora è fondamentale che queste conoscenze vengano messe in pratica”. Oltralpe si vedono già risultati positivi prodotti da sinergie fra professionisti e associazioni di quartiere, con il sostegno di comuni e cantoni. Anche da noi ci vogliono quindi impulsi decisi. Basterebbe riservare una piccola parte degli enormi crediti quadro stanziati per le strade per adattare i dossier già in corso e attivare piccoli progetti con diversi partner. Da marzo abbiamo una legge cantonale che impone l’applicazione dei principi della “città spugna” nella concezione di tutte le strade e le piazze. Dalle parole ai fatti: tutte e tutti siamo chiamati agire: a Lugano e non solo.

Cristina Zanini Barzaghi,
ingegnera civile, granconsigliera, già municipale di Lugano

13 agosto 2026