Intervento PS Cristina Zanini Barzaghi per Dipartimento del Territorio consuntivo 2025 M8672
Premessa
Condivido quanto detto ieri dal presidente del CdS che le parole sul consuntivo sono un po’ inutili, visto che ci si rivolge a cose già fatte. Ma un bilancio è a nostro parere necessario e utile, per noi e per il consiglio di stato, per indirizzare la propria azione in vista del preventivo.
Per chi non è in gestione, ma anche per chi segue i nostri lavori dall’esterno e dall’interno dell’amministrazione, il rapporto di maggioranza risulta difficilmente comprensibile. Nelle conclusioni leggiamo che la maggioranza ha deciso di mantenere aperto il voto definitivo, riservandosi di decidere dopo il dibattito in aula e le risposte del Consiglio di Stato.
Colleghe e colleghi, non posso fare a meno di condividere il disagio espresso dal presidente del Consiglio di Stato. È difficile accettare che la maggioranza di una commissione non riesca a esprimere una posizione chiara su un consuntivo.
Dovremmo anche fare autocritica. Le lungaggini che caratterizzano diversi dossier – dagli spazi verdi ai beni culturali, dalla legge edilizia al PECC – non sono quanto il Paese si aspetta da noi. Sono temi che riguardano in larga misura proprio il Dipartimento del Territorio. Non si può quindi dare sempre la colpa al CdS.
Nel DT risiedono dossier che incidono direttamente sulla qualità di vita della popolazione. Per questo non parlerò principalmente di cifre, ma di contenuti e di scelte politiche.
Anche per il DT il 2025 è un anno fatto di luci e ombre, come già detto da altri.
Dapprima alcune luci.
La prima riguarda le opere che finalmente avanzano a favore della mobilità pubblica e lenta. Tra i cantieri avviati nel 2025 troviamo il ponte ciclopedonale di Spada, i nodi intermodali di Paradiso e Biasca. È stato inaugurato il nuovo sottopasso di Besso e il tram-treno è entrato nella fase di appalto.
Una seconda luce riguarda i numerosi progetti di riqualifica fluviale, di protezione dai pericoli naturali e di tutela delle foreste e dell’ambiente naturale, che rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro Cantone. Il ritiro del messaggio sul bacino di laminazione del Vedeggio è una nota positiva.
Una terza luce va ai progetti sviluppati con il DECS, come “Ambiente: un mestiere per ragazze”, il volume Fior del vocabolario dei dialetti e le iniziative culturali del Museo di storia naturale e delle Isole di Brissago. Attività che meritano maggiore visibilità.
Infine una luce (un po’ flebile) per la nuova normativa a favore della città spugna approvata dal CdS e da noi nel 2025. È un passo nella giusta direzione, anche se resta la sensazione che la persona che promuove questo tema all’interno del dipartimento sia lasciata piuttosto sola. Si tratta di una delle poche donne attive nel DT.
Passiamo ora alle ombre.
La prima riguarda la scarsa volontà di adattare i progetti stradali per favorire il verde urbano. Si continua imperterriti a pavimentare, contribuendo all’aumento delle temperature nei fondovalle. A Lugano Sud sono stati asfaltati anche gli isolotti spartitraffico che un tempo erano inverditi. Piccoli cambiamenti progettuali potrebbero fare una differenza significativa.
Un’altra ombra riguarda la pianificazione. Nel consuntivo leggiamo che servono in media 85 mesi per approvare una variante di piano regolatore e 50 mesi per una variante minore. Sono tempi difficilmente giustificabili e che meritano una riflessione approfondita sul funzionamento della macchina amministrativa.
Vi sono poi ombre su temi strategici come la scheda R6 e, più in generale, su un Piano direttore che andrebbe ripensato per orientare lo sviluppo territoriale sulla base dei principi della cultura della costruzione promossa dalla Convenzione di Davos.
Un’altra ombra riguarda l’interruzione, a metà anno, degli aiuti finanziari per le riconversioni energetiche. Il forte interesse dimostrato dalla popolazione conferma invece la necessità di proseguire con decisione sulla strada della transizione energetica.
Infine, vi è una carenza di visione in alcuni grandi progetti infrastrutturali, spesso affrontati come semplici opere stradali senza una sufficiente concertazione con comuni e attori locali. Il caso del nodo intermodale di Locarno, respinto in votazione popolare e quello della viabilità di Cornaredo, cassato dal tribunale federale, dovrebbero indurre il DT a riflettere e a promuovere più partecipazione e confronto d’idee. Ripartire con nuovi concorsi di progettazione interdisciplinare potrebbe essere una possibilità. Ma di questo si discuterà fra qualche mese nel preventivo.
In conclusione, il bilancio del Dipartimento del Territorio nel 2025 nei fatti presenta elementi positivi ma anche criticità importanti. Per queste ragioni il nostro gruppo si asterrà sul voto relativo a questo dipartimento.
Cristina Zanini Barzaghi, 8 giugno 2026