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16.06.2011 | Qualche pensiero
Fare politica non è un compito facile.
Da tre anni sono attiva nel Partito socialista e constato come spesso sia difficile evitare discussioni poco costruttive e trovare linee di azione concrete.
Porto qui alcune riflessioni a ruota libera su alcuni aspetti che mi hanno particolarmente colpita.

segue...


La pianificazione del territorio dei tecnici e dei politici
Per lavoro leggo numerose riviste tecniche, che trattano variegati temi d’ingegneria e architettura. Regolarmente vengono esposte esperienze e teorie in relazione alla pianificazione del territorio. Si illustrano progetti di sviluppo delle reti di trasporto pubblico, di riqualifica degli spazi urbani, di promozione dell’alloggio, di sensibilizzazione alla riqualifica degli spazi pubblici, di salvaguardia dell’ambiente. A leggere questi contributi sembra che la maggioranza dei tecnici del settore siano di area progressista e ecologista.
Non riesco a capire se si trattino solo di belle teorie e rari esempi, o se il problema derivi dal fatto che alle nostre latitudini è difficile fare passare concetti normalmente accettati altrove.
Entrando in politica ho dovuto purtroppo constatare che il campo della pianificazione del territorio è la disciplina peggio compresa dai politici, forse perché è un misto fra argomenti tecnici, giuridici e sociali, forse perché così pochi architetti e ingegneri ritengono importante dedicare un po’ delle proprie energie per la cosa pubblica.
I piani regolatori perciò vengono elaborati e decisi spesso da persone che non comprendono le conseguenze ambientali e sociali delle disposizioni adottate.
Ad esempio quanti sanno che a Lugano si potrebbe demolire e costruire ancora tantissimo e che se non vengono inseriti al più presto dei vincoli a favore delle abitazioni primarie a pigione moderata è impossibile evitare che la città diventi una fila di palazzi anonimi non abitati?
Sbraitare contro le modine e il taglio degli alberi serve a poco perché è già troppo tardi.
Urgono piani regolatori veramente innovativi, urge una maggiore sensibilità dei proprietari e urge anche una maggiore presenza di tecnici progressisti in politica.

Jogourt o formaggio
Mi è stata esposta da una Verde una strana teoria sugli jogourt per spiegare come mai non viene accettata la creazione di un fronte rosso verde per le prossime elezioni cantonali e comunali. La teoria indica che jogourt di diversi gusti venduti separatamente, complessivamente ottengono una maggiore cifra d'affari e quindi maggior successo sul mercato, rispetto alla vendita di un solo gusto. Pertanto è indispensabile proporre al cliente separatamente diversi gusti per ottenere una maggiore percentuale di apprezzamento del prodotto. Io ritengo invece che si parla pur sempre solo di jogurt, e dopo avere confrontato il programma del partito socialista con quello dei Verdi, posso confermare che i gusti proposti sono veramente troppo simili per essere venduti separatamente. Il cliente ha convenienza solo se le confezioni vengono vendute in azione con quantitativi più grandi. Così vale anche per la congiunzione di liste di partiti con ideali e programmi molto simili. Chissà che nei prossimi mesi si possa ritrovare una maggiore unità d’intenti a favore di tutti i tipi di jogurt.
E questo per evitare che la clientela si rivolga semplicemente altrove, ad esempio per comprare il formaggio che molto abilmente i produttori locali vendono con ampia scelta di gusti diversi vendono nel medesimo caseificio.
Più jogurt o formaggio? A me piacciono di più gli jogurt, di tutti i gusti.

A muso duro serve davvero?
Mi sembra di capire che i politici si dividono in due gruppi: quelli intransigenti che vanno sempre a muso duro, e quelli che cercano di convincere la controparte trovando soluzioni condivisibili anche se non del tutto ideali.
Sedendo in commissioni composte da quattro partiti a Lugano, si deve imparare presto a rientrare nella seconda categoria, perché in genere è un successo se delle proposte fatte come partito di minoranza vengono accettate da tutti.
Ben venga la militanza di piazza con manifestazioni, raccolta firme per iniziative e proclami di vario genere attraverso la stampa; ma ben venga anche il lavoro – in genere molto meno valorizzato - nelle commissioni dei legislativi e nei municipi per la ricerca di soluzioni condivisibili anche se meno aderenti ai propri ideali politici.
Spero perciò che anche nel partito socialista si possa continuare a convivere con queste due modalità operative, con un maggiore rispetto fra le due linee di pensiero e in particolare nei confronti di coloro della seconda categoria che con il lavoro meno visibile e più ingrato portano avanti nelle istituzioni i nostri ideali.

apparso su Confronti giugno 2011