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17.09.2015 | La mia città - cantiere
Intervista di Dino Stevanovic pubblicata il 17 settembre 2015 su “la Regione”

Grandi progetti, case per anziani e centri scolastici, parcheggi e autosili, settore dell’energia e politica immobiliare, mobilità lenta e arredi urbani. A pochi giorni dall’inaugurazione del Lac, chiacchierata a 360° con la capodicastero Edilizia pubblica e genio civile, che ci dice: ‘Il dossier edilizia è molto corposo. Desideriamo seminare bene per le prossime legislature’.

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«Abbiamo fatto molto». Quella che incontriamo è una Cristina Zanini Barzaghi decisamente contenta di essere interpellata per fare il punto sui principali dossier di edilizia pubblica.
Partirei subito dal tema forse più ostico: la situazione finanziaria. A che punto siamo nei suoi dicasteri?
Come tutti i dicasteri, anche noi siamo stati costretti a confrontarci con i noti problemi finanziari della Città. Nei conti 2014 e 2015 abbiamo rallentato i progetti in corso. Ora dobbiamo prendere decisioni chiare soprattutto per i grandi progetti. Il risanamento finanziario deciso dal Municipio prevede un tetto massimo di 50/60 milioni di franchi d’investimenti annui.
Una cifra ragguardevole, dato il profondo rosso in cui versava la Città al momento in cui è stato stilato il preventivo…
Sì, ma molto inferiore rispetto agli investimenti eseguiti negli ultimi anni. Siamo il secondo comune più vasto della Svizzera e abbiamo un enorme patrimonio in immobili: per dare qualche numero, abbiamo oltre 400 chilometri di strade, più di 50 sedi scolastiche, più di 150 parchi gioco e 200 edifici vari, tutti da mantenere in buono stato. Perciò ho fatto presente subito che si dovrebbero mantenere investimenti annui di circa 60/70 milioni. Ciò comprende anche le opere realizzate da consorzi, dal Cantone, dalle Ffs o da altri enti, che non dipendono direttamente dalla Città.
In questo contesto, quanto spazio di manovra ha la Città?
Direi limitato: non è semplice fare un discorso di priorità con altri enti. La pianificazione va fatta sul lungo periodo. La scorsa legislatura si è passati dalle vacche grasse alla crisi, senza accorgersene in anticipo. Non era disponibile un piano d’investimenti, che avrebbe permesso di capire meglio gli effetti sulle finanze del cantiere Lac e delle aggregazioni. Oggi, le necessità ci impongono di essere più attenti, senza farsi prendere dalla fobia dei tagli. Una Città che guarda avanti deve poter investire anche in periodo di crisi: con una pianificazione seria degli investimenti estesa su almeno tre legislature…
Qual è la sua formula magica per investire in tempo di vacche magre quindi?
Nessuna formula segreta (ride, ndr), ma piuttosto più rigore e idee chiare! Il nuovo Municipio ha fatto molto anche in questo. Con i miei dicasteri abbiamo analizzato l’evoluzione degli investimenti fatti negli scorsi anni. Disponiamo ora di una tabella riassuntiva e di alcuni concetti chiave per facilitare le decisioni. Per il futuro vorrei capire come essere più flessibili: spesso a causa di procedure complesse non riusciamo a realizzare celermente opere urgenti e attese. Mi chiedo quindi se, per determinate categorie come gli autosili e gli asili, non si possano proporre dei crediti quadro così da poter programmare i cantieri di anno in anno nel preventivo, anticipandone alcuni laddove altri si ritardano.
Ci leggo una critica al Municipio precedente, è corretto?
In parte sì. Si lavorava spesso a compartimenti stagni, con tutti i problemi del caso. Quello attuale è un Municipio in cui la comunicazione non manca, si discute molto e il confronto è costruttivo. Ho sollecitato più volte di allestire delle linee direttive: ora le stiamo preparando assieme alla riorganizzazione dei dicasteri. Sono passi che andavano fatti. Sono dispiaciuta per i ritardi registrati nell’avvio di diversi cantieri, dovuti in parte anche al riordino.
Venendo proprio ai progetti edilizi portati avanti dalla Città, quali sono i piatti forti?
Conclusi cantieri importanti come il Lac, l’asilo di Cassarate e le Elementari di Pregassona, possiamo avviarne di nuovi. Diversi progetti si stanno avvicinando alla realizzazione: la casa anziani di Pregassona, l’asilo di Molino Nuovo e l’autosilo di Pazzallo. Le scuole di Sonvico, Cadro e Viganello sono in preparazione. Nel contempo stiamo lavorando su tanti fronti: il polo congressuale al Campo Marzio, la nuova sede del Dsu, gli autosili a Carona, la riqualifica della piazza di Gandria sono solo alcuni.
L’investimento per la casa anziani di Pregassona è importante. A che punto siamo?
Nel 2012 è stato votato il credito di 47,6 milioni di franchi, di cui 10 sono un sussidio cantonale. Attualmente è in corso l’appalto. Il cantiere dovrebbe partire a inizio 2016. Si tratta di un centro multifunzionale: oltre ai 150 posti previsti per gli anziani, la struttura ospiterà anche un asilo nido e un centro diurno per malati di Alzheimer. Si sono purtroppo registrati dei ritardi dovuti al cambio di legislatura e a discussioni con il Cantone sull’appalto per l’impresa generale scelto dal precedente Municipio. Abbiamo definito attentamente le condizioni e ora nella prequalifica abbiamo selezionato le ditte che parteciperanno al concorso. Sono tutte già conosciute, attive nel nostro mercato.
E come procedono i dossier delle scuola dell’infanzia di Molino Nuovo, Cadro e Sonvico?
La progettazione è partita dopo il voto dell’anno scorso in Consiglio comunale e intendiamo presentare nel 2016 il credito per la realizzazione. La via è tracciata. Si tratta di ristrutturare l’esistente asilo “Bossi” risalente al 1934, che ospita tre sezioni, e di sostituire le altre quattro ubicate in prefabbricati. Il nuovo asilo avrà otto sezioni, di cui due ad orario continuato. Si svilupperà su tre livelli per lasciare più spazio a giardini e campi da gioco. Per quanto riguarda Sonvico e Cadro, in accordo con la direzione delle scuole abbiamo definito le priorità. Intendiamo realizzare la scuola di Sonvico durante la prossima legislatura, visto che i bambini sono oggi suddivisi su ben tre sedi. Quella di Cadro è programmata per la legislatura successiva. Per queste due sedi avremo dei sussidi.
Da dove proverranno i contributi per questi progetti?
In parte dal decreto legislativo cantonale concesso a Lugano per la terza fase di aggregazione dei comuni. Si tratta di 16 milioni stanziati per sostenere i progetti necessari negli ultimi quartieri arrivati, che realizzeremo nelle prossime legislature. È giusto che tutti i quartieri, anche i più discosti, abbiamo la necessaria attenzione.
Tra i beneficiari del decreto, anche il quartiere di Carona, che ha più fronti aperti.
A Carona vi sono parecchi temi prioritari. La Città ha completato la riqualifica del nucleo storico. E ora deve realizzare con Ail la centrale di teleriscaldamento. A causa dello stop imposto da un ricorso alla variante di Piano regolatore, abbiamo cercato una soluzione alternativa, trovandola vicino alla piscina. La domanda di costruzione è stata ora approvata e il cantiere partirà presto, così da essere funzionante, spero, già nell’autunno 2016. Si tratta di una centrale a legna e vorremmo smaltirvi anche parte dei rifiuti verdi che raccogliamo nei nostri punti di raccolta.
A Carona resta da affrontare anche il tema dei parcheggi. Come?
Quello dei posteggi è un problema molto sentito in tanti quartieri periferici. A Carona è davvero acuto, anche perché i due autosili già progettati devono ancora superare molte procedure. Più a corto termine stiamo provando a trovare altre soluzioni come il potenziamento dei mezzi pubblici o la realizzazione di posteggi provvisori. Questo vale a Carona e anche in altri luoghi della città, come ad esempio a Pazzallo.
A proposito dell’autosilo di Pazzallo, l’iter si sta rivelando davvero lungo. Come mai?
Il dossier è stato avviato ben prima dell’aggregazione e sul suo cammino sono stati trovati moltissimi paletti. Il credito di realizzazione è stato votato nel 2012, ma la domanda di costruzione è stata bloccata dall’Ufficio dei beni culturali: hanno ritenuto che l’autosilo previsto per 50 posti avesse un impatto estetico negativo. Abbiamo quindi elaborato una variante ridimensionata con un progetto da 25 posti e una piccola area di svago. I posteggi mancanti resteranno come oggi lungo le strade comunali. È appena stata pubblicata la nuova domanda di costruzione. Speriamo di partire presto con il cantiere.
Restando in ambito di progetti che hanno subito blocchi e ripartenze, la nuova sede del Dicastero servizi urbani ha fatto discutere. Non si sa ancora dove sorgerà?
Sorgerà come previsto sui nostri terreni al Piano della Stampa, vicino al penitenziario. Purtroppo il Cantone ha messo gli occhi per l’ampliamento delle carceri sul sedime dove avremmo dovuto costruire il primo edificio. Pertanto abbiamo rivisto i progetti e siamo ripartiti da zero. Intraprenderemo un concorso di progettazione quando sarà assestata la nuova organizzazione dei dicasteri. Cerchiamo di non allungare troppo i tempi, visto che la presenza della nostra sede attuale blocca gli sviluppi del Nuovo Quartiere di Cornaredo. Questa zona strategica è interessata da altri importanti progetti edili, fra cui il polo sportivo e il nodo intermodale. È richiesto un lavoro di concerto con Cantone e Comuni, ma soprattutto con gli altri dicasteri.
Citava il polo sportivo, tra i grandi progetti c’è anche il Campo Marzio Nord…
Stiamo studiando una strategia e ne dovremo ancora discutere bene, specialmente per capire quante risorse finanziarie dedicarvi e fino a dove coinvolgere i privati. Dovremo trovare una strategia fra i diversi grandi progetti così da permetterne la realizzazione a tappe. A livello finanziario si potrebbe immaginare una sorta di credito quadro da distribuire su alcune legislature, con un importo fisso inserito a piano finanziario. Assieme allo sviluppo della stazione, che con l’arrivo di AlpTransit diverrà presto un luogo strategico per tutta la regione, direi che è la riqualifica del lungolago ad essere il progetto più importante da discutere e affrontare.
Non si può parlare di riqualifica del lungolago senza citare il discusso arredo urbano. Come risponde alle critiche di Adriano Censi, che paragona le presunte irregolarità del Mojito con quelle del nuovo arredo?
Abbiamo eseguito tutte le necessarie procedure, con i permessi in regola. Si è cercato di creare a corto termine una situazione analoga a quella definitiva, che prevede 9,5 milioni di investimento, con un importo minimo (190mila franchi, ndr) e usando solo materiali locali. Non è paragonabile al Mojito: certo discutibile, ma presente solo in estate. Detto ciò, Censi ha ragione quando afferma che manca una visione progettuale in prospettiva futura e quindi c’è disordine. Il termine ‘baraccopoli’ usato per definire piazza Manzoni è forse forte, ma rende bene l’idea. Dobbiamo imparare a progettare considerando anche aspetti non tecnici. Discutere sul lungolago significa trattare tanti temi: dalla pedonalizzazione all’accessibilità delle rive, dalla presenza o meno di mercati e chioschi, di più o meno verde. Altre realtà dimostrano che non sempre gli interventi più costosi hanno più successo. Progettare gli spazi urbani è più difficile che costruire grandi edifici.