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23.12.2013 | Una vita intensa: fra cantieri e politica
a tu per tu con la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi

intervista per il Giornale del Popolo

In una campagna elettorale monopolizzata dal duello accesissimo tra Giorgio Giudici e Marco Borradori per lo scranno più alto del Municipio di Lugano, chiuse le urne, probabilmente la grande sorpresa non è stata la vittoria dell’ex Consigliere di Stato. L’unico vero volto nuovo dell’Esecutivo cittadino – lo stesso Borradori e Michele Foletti ne avevano già fatto parte in precedenti legislature – è la socialista Cristina Zanini Barzaghi, che, benché fosse stata la più votata dall’apparato del suo partito, nella soffertissima assemblea di un anno fa a Cadro, era meno quotata di Marco Jermini e Raoul Ghisletta, più conosciuti a livello cantonale e cittadino. Ingegnera di formazione e residente a Carabbia, dopo una prima esperienza nel Consiglio comunale della Città, Zanini è entrata nella stanza di bottoni in un momento difficilissimo e carico di incognite, sia per il cambiamento di maggioranza in Municipio sia a causa del profondo rosso nei conti comunali. Un battesimo del fuoco, non c’è che dire…

… cominciamo proprio dai conti. Signora Zanini, la situazione finanziaria della Città a noi sembra gravissima. Lei ritiene che con gli ultimi tagli si sia già raschiato il fondo del barile, oppure c’è ancora del “grasso che cola”, come sostengono alcuni?
Affermare che la situazione sia gravissima, a mio avviso, è francamente esagerato, visto che abbiamo un moltiplicatore ancora solamente al 70% . Grasso che cola? Mi chiedo con quale senso di responsabilità chi ha affossato l’aumento del moltiplicatore già proposto nella scorsa legislatura possa fare questa affermazione. Il tracollo delle entrate dal settore finanziario era prevedibile e si sarebbe dovuto intervenire prima, come suggerito da alcuni anni dal mio partito.

Tuttavia al vaglio del nuovo Municipio c’erano le famose 240 misure di risanamento, che non sono state approvate tutte. Perché?
Abbiamo approvato solamente le misure che avranno un ritorno nel cortissimo termine e che provocheranno disagi minimi alla popolazione. Le altre non avevano questo denominatore comune.

Ciò nondimeno, come è stato dichiarato dal Municipio in corpore, sulle finanze “c’è ancora molto lavoro da fare”. Dal momento che lei gestisce un importante dicastero di spesa, ossia i servizi urbani, si rimboccherà ancora più in su le maniche?
Il nostro impegno non verrà sicuramente meno, per il momento abbiamo fatto tutto il possibile per ridurre i doppioni e per calibrare le prestazioni, senza procedere a tagli dolorosi sul personale e senza penalizzare troppo la cittadinanza. C’è anche da considerare che con le aggregazioni abbiamo assorbito molto nuovo personale, da una parte, e, dall’altra, che stiamo onorando gli impegni avviati dagli ex Comuni, portando avanti degli investimenti come ad esempio la riqualifica del nucleo di Carona. Direi anche che a medio termine l’amministrazione cittadina va riorganizzata in modo da poter essere più efficiente con minori risorse.

Potrei replicare che i vantaggi finanziari delle aggregazioni si palesano solamente dopo molto tempo, mentre le grane arrivano subito e, quando, alla vigilia delle ultime elezioni, la precedente amministrazione ha “promesso” mari e monti (mi riferisco ai grandi progetti). Con solamente 60-70 milioni per gli investimenti, a qualche cosa bisognerà pur rinunciare, per ora…
Non dobbiamo compiere l’errore di sacrificare i piccoli investimenti nei quartieri per portare a termine dei progetti di più ampio respiro. Ci sono opere, come la scuola dell’infanzia a Molino Nuovo e la casa anziani a Pregassona che non possono attendere, e le scuole dell’infanzia di Cadro e Sonvico che sono urgenti. Venendo ai grandi progetti, con 60-70 milioni, a corto termine si potrà finire il LAC e poco altro. Progetti come il centro congressi al Campo Marzio o il polo sportivo a Cornaredo si potranno realizzare in tempi brevi solo con un’importante partecipazione di privati.

E l’aeroporto? Lei è l’unica municipale che non sembra disposta a tenerlo aperto ad ogni costo. Un impegno da parte dei privati potrebbe farle cambiare idea?
Una chance di salvezza per Lugano Airport è forse il coinvolgimento dei privati, ma soprattutto anche la partecipazione degli altri comuni e del Governo cantonale. Le prospettive di sviluppo dello scalo non sono presumibilmente buone: oggi funziona bene il volo su Zurigo, ma pensi a quando avremo sia AlpTransit sia la linea ferroviaria Mendrisio-Varese in funzione, che ci permetteranno di raggiungere Kloten o Malpensa in poche ore… Inoltre io faccio fatica a considerare l’aeroporto un servizio essenziale, come lo possono essere invece i trasporti pubblici più capillari o i servizi sociali alle famiglie come per esempio le mense per tutti.

Già le mense! Il “golpe bianco” del Municipio (l’espressione l’ha usata R. Ghisletta), sull’abolizione del limite di reddito per accedervi, ha provocato molti mal di pancia...
Ho l’impressione che nessuno abbia capito quanto ci fosse in gioco su questo dossier! A causa dei tagli c’era il forte rischio che il provvedimento fosse congelato del tutto dal Municipio, invece siamo riusciti a trovare un compromesso con costi più bassi così da garantirne il finanziamento. Non posso che esserne contenta quindi, visto che, sono sempre stata favorevole all’idea.

Già. Come lo è la municipale Masoni… C’è davvero allora un “asse” tra lei e la collega liberale (anche su altri temi) come sostiene la Lega? Oppure è un’esagerazione?
No, guardi, io penso sempre con la mia testa. Spesso sto assieme alla collega Masoni, ma quando lo ritengo giusto io voto anche con Lorenzo Quadri, ad esempio quando si parla di sostenere il reinserimento dei disoccupati.

Tutto sommato, la Lega finora non ha mai calcato troppo la mano nei suoi confronti. Certo che però lo stesso Quadri non l’ha mandata a dire sull’elezione, per lui sfumata, a vicesindaco. Quant’è profondo ancora oggi lo strappo in Municipio causato da quel voto?
Su questo tema è stato detto molto, soprattutto nei media. Nella realtà, in Municipio abbiamo discusso della questione solamente il giorno stesso dell’elezione del vicesindaco, né prima né dopo il voto. Quadri ha reagito con il suo carattere, ma già dalla seduta successiva abbiamo ripreso a lavorare insieme come prima. Tutti quanti.

Tuttavia, se lei non fosse la sola socialista in Municipio, potrebbe sentirsi ancora di più a suo agio. Il PS, per guadagnare un secondo seggio, che cosa dovrebbe fare? Le prossime elezioni, vista la legislatura corta, sono già quasi alle porte…
Direi che dobbiamo essere meno attivi sui social network e più presenti con attività concrete sul territorio, puntando sul lavoro di squadra! Dobbiamo curare l’associativismo ed per essere più vicini alla popolazione di qualsiasi provenienza. È impegnativo e non porta a visibilità pubblica: in questo frangente storico, alzare i toni in politica sembra invece pagare maggiormente. Dovremmo agire in questa direzione anche per rispetto a persone come Giovanni Cansani e Antonio Rossini, due socialisti di grande umanità sempre disponibili per tutti, e che, purtroppo, ci hanno lasciato in questo anno di dolorosissimi lutti. Bisogna comunque guardare avanti: sono sicura che con il nuovo presidente Ghisletta potremo fare bene. Ci stiamo già impegnando per riorganizzare la nostra sezione e per valorizzare il nostro operato, in un momento in cui i cittadini votano “più le persone”, senza considerare i risultati ottenuti.

Ciò nondimeno il fronte progressista (se non lo stesso PS, anche a livello cantonale), su certi dossier si è spesso e volentieri spaccato (rincaro della vignetta, raddoppio del S. Gottardo). Tornando a Lugano, che cosa mi dice riguardo al “fuoco amico” che l’è piovuto addosso sul piano di rialberatura? Non trova che sulle questioni ambientali ci siano un po’ troppi “talebani”?
Sì, penso che i toni in questo caso si siano sollevati un po’ troppo oltre il dovuto. Il dossier era già avviato dai miei predecessori e ho voluto che si dessero per tempo le informazioni necessarie. E quando per criticare si scade nell’attacco personale, forse c’è qualcosa che non va. Il clima che si è creato ricorda l’epoca del referendum sulla riqualifica della Foce: gli oppositori avevano sfruttato informazioni errate, pur di fare naufragare nelle urne il progetto. Ci fu chi disse che avremmo tolto le panchine dal Belvedere e chi addirittura parlò di canneti alti quattro metri, pensi un po’… Oggi tutti possono tranquillamente constatare sul cantiere che quanto andavano dicendo non era vero.

Lasciamoci infine alle spalle, ma non troppo, la Città. Lei, municipale “di periferia”, che cosa pensa del Piano Cantonale delle Aggregazioni? Se i Comuni della Collina Nord se ne andassero per conto loro, secondo lei sarebbe un problema?
Il piano è ben fatto: è un progetto studiato con criteri razionali e basato su considerazioni pratiche. Le aggregazioni sono però un fenomeno “di cuore” che spesso prende il sopravvento rispetto alla ragione. Io l’ho vissuto proprio a Carabbia. È un tema che divide anche i partiti al loro interno. Perciò ho molta comprensione per i sentimenti che si vivono nei Comuni limitrofi alla Città. Tuttavia comprendo anche le motivazioni del Cantone, specialmente laddove esistono già oggi grossi progetti intercomunali come sul Pian Scairolo, in stazione o nel nuovo quartiere di Cornaredo. Ma, anche senza aggregazione, se resta la volontà di dialogo, non ci saranno problemi: i Comuni della Collina Nord sono liberi di scegliere la loro strada.

Ma chi contesta il PCA recrimina soprattutto sul fatto che la volontà di dialogare sarebbe mancata invece proprio nella controparte, ossia dal Dipartimento delle Istituzioni. Lei è d’accordo?
No. Io penso che preparare, in questa fase, il Piano senza coinvolgere fino in fondo i Comuni sia stato giusto. Altrimenti il rischio sarebbe stato quello d’arrivare ad un risultato poco coerente e pasticciato.

“Pasticciato”. Qualcosa che un’ingegnera prestata alla politica non può apprezzare, mi verrebbe da dire. In un Municipio (e in generale in una politica), in cui dominano avvocati ed economisti, come si trova? Avere una formazione tecnica per un politico è un vantaggio oppure no?
Noi ingegneri in genere prendiamo decisioni velocemente, non sempre perfette e con un certo margine di rischio. Questo cozza spesso con il modo di pensare di degli avvocati. Ma proprio per questo abbiamo bisogno di più persone del ramo tecnico in politica: è necessario più senso pratico e meno formalismo. In questo forse posso un po’ somigliare a Giudici o al compianto Bignasca, ma con idee un po’ differenti.

Ma, a differenza di loro, lei è una donna… Ciò l’ha ostacolata in politica?
No. Nel mio partito c’è sempre stato davvero spazio per le donne: nel PSS c’è una tradizione consolidata dall’ideale di giustizia e di equità. Dare fiducia alle donne permette di crescere politicamente e di raggiungere posizioni importanti. Mi sembra che questo purtroppo non succeda in altri partiti. Direi anche un’altra cosa su questo punto. Essere donna ostacola maggiormente nel lavoro e il mio non è un caso a sé. Le sistematiche disparità salariali e la scarsa presenza di donne nei posti di comando nell’economia privata stanno lì a testimoniarlo.

Però Cristina Zanini è arrivata alla politica relativamente tardi. Come mai?
È proprio perché ho voluto affermarmi prima nella professione. E anche dedicarmi alla famiglia.

Se 10 anni fa le avessero detto “diventerai una municipale di Lugano”, che cosa avrebbe pensato?
Nel 2003 avevo due bambini piccoli, abitavo in Comune di 600 abitanti ed avevo appena avviato il mio studio d’ingegneria. Quindi avrei pensato: “altamente improbabile”.

Direi proprio una risposta da ingegnera... C’è qualcosa che rimpiange della sua vita prima del 14 aprile? Che cosa invece non rimpiange?
Già prima avevo una vita molto intensa, divisa fra lavoro, insegnamento e attività politica in Consiglio comunale. Non vi è quindi una grandissima differenza di impegno, se non la difficoltà di conciliare l’attività municipale con quella professionale. Ho nostalgia dell’insegnamento alla SUPSI che ho dovuto lasciare. Ho ridotto molto l’attività per il mio studio e mi manca la conduzione in prima persona di progetti e cantieri. Ho però ora la fortuna come capo dicastero di poter seguire quelli della Città nel ruolo di committente. Non rimpiango molto l’attività in Consiglio comunale anche se è stata molto gratificante. Sono una persona “del fare” e quindi mi sento maggiormente a mio agio nello svolgimento dei compiti dell’Esecutivo, nell’interesse della Città.

versione con fotografie vedi
http://www.gdp.ch/notizie/luganese/una-vita-intensa-tra-cantieri-e-politica-id5386.html