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07.04.2016 | Quando non ci saremo più, la gente capirà che c’è bisogno di noi
Cristina Zanini Barzaghi tra aiuole, endorsement di Ghisletta, edifici abbattuti e da costruire e i consigli a Lorenzo Quadri sulla copertina del Mattino.

È indaffarata Cristina Zanini Barzaghi, attraversa veloce Piazza Riforma con in mano qualche classeur ed entra in municipio dalla porta sul retro. Avrebbe avuto altro da fare, ma ci riserva comunque un’ora. E, per ottimizzare, la intervistiamo davanti a un tiramisù. «Una via di mezzo tra il pranzo e la merenda, visto che non ho mangiato e stasera c’è il dibattitone».

intervista per 20 minuti apparsa il 7 aprile 2016



La sfida - Cosa ha pensato quando si è trovata Ducry come avversario? «Ho pensato che non me la rendono facile, neanche questa volta. Però quando mi candido, non metto condizioni sulle altre candidature”. Ma di Ducry candidato, cosa ne pensa? «Per il consiglio comunale va bene, non so se Jacques sia una figura idonea per un esecutivo».

Il caso Ghisletta - «In realtà il malinteso è stato amplificato dai media. Il tutto è scaturito da una frase mal formulata». Poi, ci dice, la parola raddoppio non era che un invito a riconfermare l’uscente. «Lo fanno tutti i partiti, niente di particolare. Ma da noi, non si sa per quale motivo, le cose vengono interpretate subito come un confronto fra persone». Tutti, insomma, spengono le fiamme della sfida interna e Ducry assicura di non volerle fare le scarpe. «E io gli credo, poi è chiaro che ognuno fa la sua campagna fino in fondo».

Dicasteri e collegialità - «Sono stati anni impegnativi in municipio e ho avuto la fortuna di gestire dicasteri importanti e dire la mia su tante cose, cosa che non capita sempre ai socialisti». Una medaglia che, come tutte, ha due lati. «Sì, sono dovuta stare in prima linea su alcuni dossier. Condivisi da tutto il municipio, ma etichettati come una mia iniziativa».

Arredo urbano - Uno dei dossier con più spine, ovviamente è l’arredo urbano. «Ho anche ricevuto una lapide goliardica. Il tema è stato gonfiato a dismisura». Guarda dalla finestra e indica una delle famose aiuole. «Ma guardi, non è perfetto, ma stiamo parlando di alcune aiuole, quando Lugano gestisce un territorio di 75 chilometri quadrati con più di 50 giardinieri». Ma l’arredo ha scatenato gli animi. «Più che la lapide, a fare male sono state alcune lettere anonime piuttosto pesanti. È stato brutto, ma pare faccia parte della vita dei politici».

Muri di socialità - Zanini Barzaghi gestisce gli immobili cittadini, non proprio il classico ambito socialista. «Tanti mi rimproverano di non avere un dicastero da socialista. Io rispondo che i principi socialisti e ambientali si possono fare in ogni ambito. Anche con la gestione immobiliare si può fare socialità, riqualificando gli spazi urbani e recuperando gli edifici dismessi, come la masseria di Cornaredo, per metterli a disposizione di chi fa lavoro sociale».

Municipali e cemento - Giorgio Giudici per quasi 40 anni è stato l’architetto in Municipio. Ora l’ingegnera Zanini Barzaghi continua la tradizione. «Io faccio parte di un’altra area di pensiero. Sembra quasi che chi segue dei cantieri sia automaticamente uno speculatore. Anche le scuole vengono costruite, anche le case anziani. Non sono contraria a tutto quello che pensa Giorgio Giudici, ma è chiaro che ho un altro approccio».

La ferita di Besso - La vecchia Lugano, però, sta piangendo proprio in questi giorni per l’abbattimento di storici edifici a Besso. «È la conseguenza di un piano regolatore, in vigore da decenni, che permette ovunque palazzi da 7 piani e non prevede una protezione sufficiente dei beni culturali». Ma in questo Esecutivo è ancora difficile, punzecchia, proteggere la storia di Lugano. «Giovanna Masoni ha fatto tantissima fatica ad arrivare al primo elenco di beni protetti, e mi sto accorgendo ora di quanto sia difficile ampliare quella lista».

L’ex macello - Quella sul Molino è una domanda a cui ogni socialista fatica a scappare. «Il nostro partito ha proposto una soluzione. Quella di creare una cittadella della solidarietà, dove far convivere chi fa volontariato come frà Martino e anche chi fa cultura alternativa, fra cui gli autogestiti. Il Municipio al momento ha però deciso per un altro progetto, quello del polo culturale e scientifico». Per il quale si aspetta la risposta del Cantone. Se fosse un sì, si dovrà trovare un’altra sede ai molinari. «Bisogna discutere il tema con senso pratico e apertura al dialogo da entrambe le parti. Speriamo di riuscire, in un recente dibattito si è capito che non sarà semplice».

Lungolago pedonalizzato - Un tema, tra gli altri, che condivide con Ducry è il sogno di un lungolago senz’auto. Possibile? «Non lo so ancora, ma bisogna provarci, un passo alla volta. In Svizzera non si possono fare delle rivoluzioni, ma bisogna avere delle visioni. Si potrebbe iniziare a rendere il lungolago più permeabile ai pedoni con traffico moderato e rendere le rive più accessibili. Poi realizzare una rete di tram che permetta di lasciare a casa l’auto. Così si potrà provarci. Ma io non ci sarò più. Ho iniziato tardi a fare politica e non rimarrò incollata alla sedia per 30 anni».

La sinistra che soffre - Votazione dopo votazione il Ps, ma la sinistra tutta, va sempre più indietro. «Probabilmente è un ciclo. Abbiamo ottenuto in più di cento anni di storia molte conquiste, che le nuove generazioni ritengono acquisite. Se non ci fossimo più, probabilmente la gente capirebbe che c’è bisogno di noi. Ci sono temi riconosciuti da tutti ma che spingiamo solo noi. Come la politica sull’alloggio. O i servizi mense e doposcuola, asili nido. Solo così le famiglie possono restare in città e le donne possono continuare a lavorare senza essere sostituite da altra manodopera».

Il Mattino lo legge mio marito - Mamma, moglie, ingegnera, municipale. Come si fa? «Bisogna organizzarsi bene. Non solo io ma anche quelli che stanno intorno. Mio marito fa la sua parte, i miei figli anche, poi a casa ho un aiuto domestico, altrimenti sarebbe impossibile. Certo che se avessi ancora i figli piccoli non lo farei». Tra i compiti del marito, c’è quello di leggere il Mattino ogni domenica. «Io non lo guardo, ma lui mi riferisce. Le copertine sono ogni tanto divertenti. Mi è già successo di dire a Lorenzo Quadri: questa settimana ho qualcosa per te. Certo, la stampa domenicale d’Oltralpe è un’altra cosa, ci sono approfondimenti che puoi leggere con calma e imparare anche qualcosa.