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20.02.2010 | Geniodonna
Non sono matta, voglio fare l’ingegnera!
Sono poche le ragazze che scelgono le professioni tecniche, ancora coniugate al maschile. Eppure, rispetto ad altri settori, le possibilità di impiego sono maggiori.
apparso su genio donna di febbraio 2010
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Non sono matta, voglio fare l’ingegnera!
«Una rassegna come Espoprofessioni può aiutare ad abbattere gli stereotipi e orientare le ragazze verso quelle professioni che ancora oggi sono viste al maschile. L’unico mio rammarico è che non sono presentate tutte le opportunità formative, soprattutto quelle accademiche». Cristina Zanini, classe 1964, sposata e madre di due bambini, è una delle poche ingegnere ticinesi («Saremo tra 50 e 100») che ogni giorno, da 22 anni, va con orgoglio in cantiere, indossa il casco di protezione e discute dei lavori con gli operai, senza essere avvolta da pregiudizi. «In cantiere tutti vanno rispettati, indipendentemente dal sesso o dal titolo di studio», spiega Zanini. «La differenza si nota invece nel lavoro: noi donne abbiamo un approccio più pratico, siamo più comunicative e aperte alla discussione». Lavorare nelle professioni tecniche non è quindi una missione impossibile per le donne. Anzi, i posti di lavoro non mancano. La difficoltà sta piuttosto nell’arrivarci. «Negli ultimi vent’anni non ci sono stati molti cambiamenti, anche se qualche donna in più si vede. Alla Supsi, dove insegno, in dieci anni ho visto diplomarsi 5-6 studentesse. Il vero problema è nel fare la scelta: sono poche le ragazze che hanno l’audacia di sfidare gli stereotipi e chi può prenderle in giro. La scelta non dev’essere considerata anormale, neppure dai genitori. Di solito imbocca questa strada chi ha parenti o conoscenti attivi nel ramo. Per quanto mi riguarda, è stata una persona a me vicina a propormi di studiare ingegneria».
A sconsigliare di stare lontano dalle professioni tecniche sono nella maggior parte dei casi i genitori. «Hanno un’immagine sbagliata e vecchia della professione. Molte madri mi dicono: “L’ingegneria è un lavoro duro, da uomini, perché si ha a che fare con i numeri”. Ma la medicina non è una materia altrettanto difficile? Allora perché tra i medici ci sono moltissime donne?».
Per far conoscere i mestieri ancora coniugati al maschile e promuovere le pari opportunità nella formazione, da anni Cristina Zanini organizza incontri nelle scuole: dalle elementari, con il progetto Kidsinfo dell’Associazione donne ingegnere, alle medie con Promtec, in cui uno staff femminile presenta la propria professione.
Ma per sdoganare nel minor tempo possibile l’immagine moderna dell’ingegnere, dell’informatico o del fisico, la soluzione è forse un’altra. «Dopo avvocati, medici e infermieri, ci vorrebbe un telefilm con protagonista un’ingegnera», scherza Zanini. «In poche puntate potrebbe raggiungere l’obiettivo che noi ci prefiggiamo da anni».